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| MISSIONE CARTAGINE 2001 |
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| 07 /17 MAGGIO 2001 |
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Giovanni Di Stefano
Cartagine: Risultati preliminari della campagna di scavi 2001
Si è conclusa nello scorso mese di maggio la 2° campagna di scavo della Missione Archeologica Italiana a Cartagine - "La Malga".
Le nuove ricerche italiane a Cartagine erano state riprese già lo scorso anno.
Boubaker Ben Fray, Direttore dell'Istituto Nazionale del Patrimonio di Tunisi, e A. Ennabli, responsabile degli scavi di Cartagine hanno assegnato per le nuove ricerche italiane all'equipe dell'Archeologo Giovanni Di Stefano l'area delle cisterne de "La Malga", nell'ambito della centuria A, dove negli anni ' 73-' 77 si svolsero le ricerche della prima missione Italiana di Antonio Di Vita e Andrea Carandini.
Le ricerche italiane sono ora in corso nella periferia urbana al limite della colonia romana di Julia Carthago, tra la città e la centuriazione rurale, sia nell'ambito del monumentale complesso architettonico delle cisterne che nell'impianto urbano limitrofo e tangente all'acquedotto Zaghuan.
Il monumentale complesso idraulico (127x102 m.) è considerato la più grande riserva d'acqua coperta del mondo antico, una vera e propria diga: ben 16 vasti serbatoi di forma rettangolare, messi in opera con malta cementizia, per una capienza complessiva di 51.000 mc.
Le cisterne sono ricavate su una collinetta fra Tunisi e La Marsa e sono tangenti al declivio naturale dove i primi scavi italiani avevano individuato il limite dell'originaria urbanizzazione. Il complesso idraulico è allineato secondo l'asse principale della centuriazione rurale. Il monumento non è stato ancora ben datato; anche la successione delle fasi costruttive non è certa: probabilmente, furono prima costruiti 15 serbatoi e, infine, fu aggiunta la cisterna trasversale. Incerto è anche il rapporto fra le cisterne e l'acquedotto di Zaghuan nonostante sia ormai acquisita per quest'ultimo una datazione compresa fra il 146 e il 159 d.C.
Nel corso della prima campagna di scavi è stata accertata la tecnica edilizia e i sistemi costruttivi delle cisterne (i dispositivi di raccolta delle acque piovane, le opere di ispezione e di manutenzione dei condotti; la funzione del serbatoio trasversale, un vero e proprio vano di servizio per la gestione dell'acqua). Per la cronologia del complesso monumentale si è rivelato fondamentale uno scavo eseguito alla base di un pilone di sostegno di una delle arcate dell'acquedotto di Zaghuan. I saggi nell'area urbana circostante hanno permesso di individuare ben nove livelli di pavimentazione di una strada continuamente rifatta fino alla metà/fine del IV° sec. d.C.
Nel 2001 la Missione italiana ha continuato le indagini in quattro direzioni: la cronologia delle varie fasi costruttive delle cisterne; l'accertamento dei sistemi costruttivi del monumento; la relazione fra le cisterne e l'acquedotto; la verifica della struttura urbana nell'area periferica, tengente alle cisterne.
Quest'anno la Missione si è arricchita di importanti collaborazioni scientifiche (Prof. M. Paoletti e Prof. G. Roma delle università di Pisa e Cosenza) e poi un nutrito gruppo di tecnici per lo studio delle malte ( N.E.P.P. S.n.c. di Ragusa ), per le indagini geoelettriche e al georadar ( Geomultiservice di Palermo ). Sono continuati i rilievi e le documentazioni grafiche e fotografiche ad opera del personale del Museo di Camarina e della Soprintendenza di Ragusa, le indagini geoarcheologiche
( Prof. G. Lena del C.N.R. di Cosenza ) e la continuata collaborazione di ben 14 giovani restauratori.
Fondamentali sono apparsi i risultati dello scavo nell'area urbana periferica di Cartagine, proprio a contatto con l'acquedotto e le cisterne. Qui è proseguita l'esplorazione delle pavimentazioni stradali scoprendo i resti di una strada pomeriale, parallela al percorso dell'acquedotto. La strada che coincide con il limite del Saumagne doveva costituire il perimetro dell'area urbana verso l'entroterra. A ridosso della strada è stata scoperta una grande colmata di argilla, come quella dell'acropoli, al di sotto del foro, probabilmente contemporanea alla fondazione della colonia e alla costruzione delle cisterne. Sul margine interno della strada verso la città e in corrispondenza del cardine n. XVI della centuria A è stato rimesso in luce un propileo (di m. 5,60 x m. 2,50), costruito con due robuste ante in blocchi di arenaria (m. 2,50 x m. 1,35). Due paracarri del diametro di m. 0,40, originariamente, dovevano essere ubicati rispettivamente in corrispondenza dell'acquedotto e di una delle ante monumentali. L'opera si data all'età adrianea.
Altri accertamenti sui livelli più antichi della pavimentazione della strada pomeriale sembrano confermare la costruzione contemporanea alle cisterne, forse subito dopo la fondazione della colonia romana. Interessanti osservazioni sono in corso sulla colmata e sull'area urbana prossima che non appare essere stata mai costruita. Le verifiche urbanistiche in quest'area, i nuovi rilievi dei monumenti compresi fra il circo e le cisterne ci hanno consentito di inquadrare nel reticolo urbanistico regolare della colonia romana anche altri edifici (le terme) che gravitano in quest'area.
Questa porzione periferica dell'impianto urbano fu programmata e costruita, forse integralmente, risparmiando una zona di servizio (colmata di argilla) in coincidenza con le cisterne, fra il propileo monumentale, le terme, la strada pomeriale e i cardini XV e XVI della centuria A.
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