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| LE CISTERNE DE "LA MALGA" |
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Dopo oltre vent'anni, una ricerca italiana è stata intrapresa a Cartagine dall'equipe scientifica dell'Archeologo Giovanni Di Stefano .
Gli scavi italiani si svolgono nella periferia urbana, al limite della colonia romana, tra la città e la centuriazione rurale. Le nuove ricerche comprendono l'area delle monumentali cisterne de "La Malga" e quello dell'impianto urbano limitrofo, tangente all'aquedotto di Zaghuan. Lo straordinario complesso idraulico, impressionante per la vastità, è su una collinetta presso la strada Tunisi-Marsa, limite estremo della colonia Julia Carthago, e fu costruito in un'area mai in seguito edificata.
Esso corrisponde all'asse principale della centuriazione rurale, al limite dell'abitato.
Le cisterne sono tangenti al declivio naturale dove nel 1973-1977, la prima missione italiana di Antonio Di Vita e Andrea Carandini aveva verificato il limite dell'originaria urbanizzazione. Le cisterne de "La Malga" (127 x 102 m.) sono le più grandi riserve idrauliche note nel mondo romano; 15 vasti serbatoi in forma rettangolare e uno disposto trasversalmente, messi in opera con malta cementizia, per una capienza complessiva di 51.000 mc. Ancora oggi il complesso delle cisterne non è stato ben datato.
Anche la successione delle fasi costruttive non è certa; forse furono costruiti prima i 15 serbatoi e poi fu aggiunta la cisterna trasversale. Incerto anche il rapporto fra le cisterne e l'aquedotto di Zaghuan, nonostante sia ormai aquisita per quest'ultimo la data del 146-159 d.C. I lavori della missione italiana si sono focalizzati su quattro punti; la verifica cronologica delle varie fasi costruttive; l'accertamento della tecnica edilizia e dei sistemi costruttivi; la relazione strutturale e cronologica fra le cisterne e l'acquedotto; gli accertamenti urbanistici nell'area urbana a contatto con le cisterne e l'acquedotto. Inoltre è stata iniziata una campagna topografica con rilevazioni strumentali digitalizzate che consentirà di monitorare il complesso monumentale e le aree circostanti.
Molto promettenti i primi parziali risultati conseguiti. I controlli negli estradossi delle cisterne hanno accertato sia alcuni sistemi di raccolta delle acque piovane che le opere di ispezione e manutenzione dei condotti. Altre verifiche hanno riguardato il serbatoio trasversale, diverso dagli altri ambienti nelle caratteristiche tecnico costruttive e nella funzione; un vero e proprio vano di servizio per la gestione dell'acqua. Fondamentali si sono rivelati gli scavi eseguiti alla base di un pilone di sostegno delle arcate dell'acquedotto di Zaghuan, per la conoscenza della tecnica di fondazione e per una prima, e per ora approssimativa, datazione.
Infine un saggio ha individuato i resti di un cardine urbano, con nove livelli di pavimentazione, fino alla seconda metà/fine del IV secolo d.C. un punto fondamentale per lo studio dell'urbanizzazione di quest'area.

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