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Cartagine: la dominatrice dei mari
la creazione dellimpero cartaginese si basò innanzi tutto sul controllo dei territori africani. Fra le prime e più importanti annessioni va senzaltro annoverata quella della penisola di capo bon.
cartagine ampliò le sue conquiste in nordafrica occupando e fondando città, soprattutto lungo le coste, a causa della natura desertica di molte
aree interne del continente africano, ma anche per una sua spiccata vocazione commerciale.
Il progetto espansionistico venne attuato con una manovra a ventaglio sia verso sud-est, cioè in direzione dellattuale libia, sia verso nord-ovest, sul litorale dellalgeria e del marocco.
Una volta rafforzata la sua posizione in nordafrica, cartagine rivolse i propri interessi al bacino del mediterraneo. tale politica la portò a confrontarsi con le grandi potenze dellepoca.
Dapprima i cartaginesi dovettero difendersi dalla tattica aggressiva dei greci in Sicilia. nel tirreno centro-settentrionale il nemico era invece rappresentato dai focesi che dalla base in corsica, esercitavano la pirateria arrecando gravi danni ai commerci.
Nel III sec. a.c. Cartagine si scontrò con lemergente potenza di Roma: il conflitto assunse dimensioni drammatiche perchè in gioco non vi era solo il dominio del mediterraneo, ma la stessa sopravvivenza delle due potenti città e civiltà da esse scaturite.
Cartagine: limpianto urbano
La città sorgeva sul promontorio triangolare tra le lagune di Sebkha Er-riana a Tunisi. almeno dal III sec. A.c. era completamente cinta di mura: sul versante interno il sistema difensivo si articolava in profondità con tre muraglie successive, alte sino a 17 m. e con torri aggettanti disposte a 60 m luna dallaltra. invece un muro dello spessore di 5,20 m, munito di torri e di porte e ricoperto esternamente di stucco bianco, delimitava la piana costiera. lallargamento del sistema difensivo lungo la linea di costa permise di ampliare limpianto urbano della città, che esiste sin sotto le mura. qui sorse un quartiere residenziale di alto livello dove furono costruite le case dei personaggi più abbienti di cartagine.
La pianta tipica di queste grandi abitazioni di cui una copriva addirittura una superficie di 1500 mq, è quella del mondo punico, con le stanze che si affacciano su una corte interna. queste case si differenziano dalle abitazioni più modeste per avere la corte porticata, un piano superiore e decorazioni alquanto elaborate.
Secondo la ricostruzione tradizionale, le tre colline di san luigi, di giunone e dellodeon dovevano costituire lacropoli di byrsa, che aveva una sua cinta fortificata. qui era situato il santuario di Eshmun, identificato con il dio greco Asclepio, che rappresentò lultimo baluardo difensivo dei cartaginesi contro i romani.
Ai piedi dellacropoli sorgevano i quartieri popolari: lo storico appiano parla di case alte cinque o sei piani, strette e addossate le une alle altre, dislocate lungo tre strade principali che salivano dal foro, situato nella città bassa, verso lacropoli.
La necropoli si estendeva a nord-est dellacropoli stessa: particolarmente ampie erano quelle di douimès-dermech e di santa monica, dove sono stati rinvenuti sarcofagi antropoidi. a cartagine il rito più diffuso sin dalla sua fondazione era linumazione, tuttavia a partire dagli inizi del III sec. a.c. si affermò il rito dellincinerazione mutuato dallambiente greco.
Nellarea a sud del promontorio sorgevano gli impianti portuali composti da due bacini scavati nella roccia: il bacino rettangolare era utilizzato dalle navi mercantili, mentre in quello circolare stazionavano le navi da guerra. al centro di questultimo era collocato lisolotto dellammiragliato, con gli edifici amministrativi. Sia lisolotto sia il porto erano delimitati da moli con scali che potevano ospitare 220 navi. ad ogni scalo si ergevano due colonne ioniche, che davano alla circonferenza del porto e allisola laspetto di un portico.
Quando le unità da guerra non erano in servizio venivano tirate a secco in bacini coperti a piano inclinato, disposti in corrispondenza dei moli. grazie alla lunghezza delle rampe, individuate dalle moderne ricerche archeologiche, si è potuto stabilire che le triremi cartaginesi erano lunghe allincirca 35 m.
Questi impianti portuali risalgono al tempo delle guerre puniche, nulla sappiamo invece dei porti della città arcaica. A una cinquantina di metri dal bacino rettangolare, nellarea di Salammbo, si trovava il Tofet di Cartagine. esso fu utilizzato dagli inizi della storia della città fino alla sua distruzione.
cartagine: le istituzioni
Diversamente dai centri della madrepatria fenicia, che erano retti da un regime monarchico di natura ereditaria, sembra appurato che a cartagine e in tutte le colonie fenicie doccidente fosse in vigore un ordinamento di tipo repubblicano.
Grazie alle fonti letterarie ed epigrafiche abbiamo notizia di tre istituzioni presenti a cartagine: due magistrati supremi o sufeti; un senato di trecento membri, di cui sembra emanazione un consiglio ristretto di cento o di centoquattro persone; unassemblea popolare.
La carica più alta allinterno dellordinamento cartaginese era rappresentata dai sufeti che erano due e avevano il mandato per un anno.
I sufeti venivano eletti tra le famiglie aristocratiche e dovevano essere dotati di un certo reddito. oltre ad amministrare la giustizia (in fenicio il termine sufeta significa giudice), la loro funzione era quella di convocare il senato, presiederlo e sottoporre ad esso le questioni su cui deliberare.
Il senato di cartagine rappresentava il vero centro dellattività legislativa. esso risultava composto da rappresentanti delle famiglie nobili della città, regolarmente eletti, che duravano in carica per un periodo di tempo determinato. A questa assemblea spettava il compito di emanare leggi, controllare lamministrazione e il fisco, vigilare sulla condotta dei capi militari, definire le linee della politica estera, decidere se intraprendere una guerra, stringere unalleanza o stipulare una pace.
Il consiglio dei cento doveva essere unemanazione del senato con funzioni essenzialmente giudiziarie; nel III sec. questo organismo giunse a detenere un notevole potere poiché per i membri che ne facevano parte lincarico era conferito a vita.
Lassemblea del popolo era composta da tutti i cittadini liberi, adulti e dotati di un censo minimo. Essa doveva essere obbligatoriamente consultata se vi era disaccordo tra sufeti e senato, in caso contrario non era necessario sentirne il parere. era comunque riservata allassemblea lelezione dei capi militari e dei sufeti.
Cartagine: leconomia
Nei possedimenti cartaginesi in nordafrica erano ampiamente diffusi lagricoltura, lallevamento e la produzione del garum. accanto a queste attività risultavano particolarmente sviluppati a cartagine il commercio e lartigianato. Numerose sono le specializzazioni artigianali che i cartaginesi ereditarono dai fenici: dalla lavorazione dei metalli a quella dei tessuti, dalle opere in legno a quelle in vetro e in avorio.
Lo sviluppo dellattività artigianale andava di pari passo con il reperimento delle materie prime. ecco perchè a car4tagine i commerci, soprattutto quelli per mare, ebbero grande importanza.
Fondamentale era per i cartaginesi lacquisizione di metalli preziosi, poi lavorati in monili rivenduti in tutti i principali mercati del mediterraneo. in particolare largento proveniva dalla Spagna, mentre loro dallinterno dellafrica. I gioielli rappresentavano uno degli aspetti più significativi e caratteristici dellartigianato cartaginese. erano realizzati prevalentemente in oro, anche se non mancavano esemplari in argento, bronzo, pietre dure e vetro policromo.
A cartagine esistevano numerosi ateliers di vasi e numerose botteghe in cui venivano realizzate maschere e figurine in terracotta.
I prodotti cartaginesi furono molto apprezzati non solo allinterno del mondo punico doccidente, come per esempio in sardegna e ad ibiza, ma anche fra gli etruschi. questi ultimi dapprima importarono i prodotti già lavorati, in seguito, verso la metà del VII sec. a.c., aprirono proprie botteghe artigianali, lavorando sul luogo la materia prima importata allo stato grezzo.
La storia
Intorno all800 a.C. alcuni abitanti di Tiro migrarono in Africa e fondarono Cartagine. Questo episodio è stato tramandato ai posteri attraverso il mito della regina Didone, che conobbe anche Enea, secondo quanto scrisse Virgilio. Questa regina era conosciuta con il nome di Elissa, figlia di Pigmalione, che per diventare re, fece uccidere suo marito. Con Elissa si schierarono diversi patrizi tirii ed essa decide di lasciare la propria patria, portando un tesoro con se e riuscì a fuggire con un tranello. Arrivata a Cipro, trovò delle donne che si unirono allequipaggio. Poi si diresse verso la costa africana dove fece edificare la città.
Come in tutte le leggende, anche questa cela una verità. Alcuni cittadini di Tiro, probabilmente rappresentanti di una classe sociale emergente, erano in contrasto con la reggenza ed anche la borghesia locali. Ci fu un tentativo di presa di potere, che venne vanificato, per cui rimase lesilio. Nel viaggio fu portato oro e preziosi. Gli esuli tirii scelsero la baia di Cartagine, tipico paesaggio fenicio, come luogo di approdo e di fondazione della nuova città: cartagine significa appunto città nuova. Tiro cercò di impedire questo processo, incaricando la città di Utica di distruggere la nuova colonia, ma loperazione fallì. Da cui iniziò lo sviluppo di questa cultura molto simile a quella di Tiro. Si adoravano le stesse divinità; tuttavia mentre i fenici avevano ridimensionato la loro crudeltà nei sacrifici agli dei, i cartaginesi erano famosi per la loro efferatezza nelle celebrazioni sacre.
La città era famosa per la sua Byrsa, collinetta con una rocca ove si conservava loro della città e che si usava in casi di estremi di difesa. Cera il tofet , il porto (anzi erano due), il mercato affollatissimo. Era una città che commerciava con lAfrica, la Spagna, la Sicilia e la Sardegna. Le sue mura difensive erano possenti ed ogni patrizio aveva un possedimento terriero, che veniva usato anche come luogo di produzione di scorte di emergenza. La città era protetta anche da 200 km di deserto che si stendevano verso lEgitto.
Il potere era in mano al Senato ed ai suffeti. Tuttavia ci furono diversi tentativi di golpe da parte di famiglie militari: prima ci provarono i Magonidi e poi i Barca.
Allinizio la città si avvalse di un esercito mercenario, anche perchè la popolazione punica era poca, con il quale intraprese solo azioni di difesa contro i greci. Per le operazioni di conquista ci volle un esercito proprio. Verso il 450 a.C. si alleò con gli Etruschi per combattere i greci. Insieme riportarono una vittoria ad Alalia in Corsica, ma ottennero pochi successi in Sicilia, contro Siracusa.
Nel 405 a.C. il generale Annibale, prese alcune città siceliote: Selinunte (distrutta), Imera, Gela, tranne Siracusa, Messana, Katania e Akragas, dove perse la vita, fermato da una pestilenza. Il successore Amilcare prese le altre tranne Siracusa, con cui concluse un trattato di pace.
Nel 398 a.C., Dionigi, il signore di Siracusa distrusse Mozia, usando la stessa tecnica che Alessandro Magno adotterà per Tiro. Per questo il generale punico Himlico, assediò Siracusa senza riuscirvi, fermato da una nuova pestilenza. A tale proposito sembra che i punici non fossero molto curati nelligiene. La lotta con Siracusa rimase incerta e si stabilì che il fiume Alico, vicino Imera, dovesse essere la linea di confine.
Nel 310 a.C. Agatocle, signore di Siracusa, fu sconfitto da Amilcare ad Imera e si ritirò nella propria città. Nellassedio, si diresse con alcune navi su Tunisi ed attaccò Cartagine per via terra, sconfiggendo Bomilcare. Il signore siracusano, si alleò con Ofella, diadoca dEgitto, ma venne sconfitto. Ottenne comunque un trattato di pace, che segnava di nuovo il confine sul fiume Alico.
Dal 510 a.C. al 306 a.C., Cartagine strinse con Roma tre patti di collaborazione, mantenendo intatti i traffici, dando ausilio ai romani nei porti, aiutandosi a vicenda in caso di aggressione da altri popoli, non costruendo città in Sardegna. La cosa funzionò soprattutto con Pirro, che sbarcato a Taranto nel 280 a.C., fu sconfitto dai romani e devastò la Sicilia, fino a Lilibeo, fu poi sconfitto dai punici e dai romani venuti in loro aiuto.
Nel 265 a.C. scoppia la prima guerra punica .
Gerone, signore di Siracusa attacca Messana, che chiama in aiuto sia Cartagine che Roma, questultima occupa la città con delle truppe.
La protesta punica, circa la violazione degli accordi, portò alla guerra che si tramutò in stallo, esclusa una schermaglia avvenuta ad Agrigento, fino al 260 a.C., quando a Milazzo i romani sconfissero i cartaginesi, avvalendosi del ponte mobile. I punici si rifecero a Termini. Nel 257 a.C. i romani, comandati da Attilio Regolo, vinsero a Gela e puntarono su Cartagine, dove attaccarono via terra, finendo sconfitti dalla cavalleria numidica. Amilcare Barca, padre di Annibale, soprannominato lampo, fu mandato in Sicilia, dove organizzò una resistenza tra Trapani ed Erice, ma rimase tagliato fuori dalla patria. I romani intanto vinsero alle isole Egadi ed ottennero una pace vantaggiosa che assicurò la Sicilia a Roma ed indebitò economicamente Cartagine.
Tra il 241 a.C. ed il 237 a.C. ci furono delle rivolte tra i punici, capeggiati da Matho. Sotto la guida di Amilcare, Cartagine si riprese e costruì, assieme al successore il genero Asdrubale, un considerevole regno in Spagna. Fu fondata Cartagena, che sembrava richiamare la leggenda della città punica. I Barca attuavano una politica più personale che filo cartaginese tra gli iberici.
Nel 226 a.C. fu firmato un trattato con i romani in cui ci si impegnava a non superare il fiume Ebro. Questo trattato costò lindipendenza dei Celtiberi, che furono combattuti da entrambi. Intanto Cartagine si rafforzava ed aveva uneconomia sempre più florida.
Nel 219 a.C. scoppia la seconda guerra punica .
Sagunto, città spagnola al di sotto dellEbro, insorge e chiama in aiuto i romani. Annibale, succeduto allo zio, prese Sagunto e Roma gli dichiarò guerra. A questo punto Annibale compì la famosa impresa.
Oltrepassate le Alpi, tra il 218 ed il 217 a.C. vinse i romani (Trebbia, Ticino, Trasimeno e Canne), attuando la sua famosa tattica dellaccerchiamento sulle ali. Non riuscì ad allearsi alle popolazioni italiche locali, se non ad alcune sannite. Trascorse un lungo periodo a Capua, ma non si sentiva sicuro a prendere Roma. Di lui si diceva che sapeva vincere le battaglie, ma non le guerre.
Si alleò con Siracusa e con Filippo V di Macedonia, ma entrambi furono sconfitti dai romani. Siracusa in particolare pianse Archimede. I romani ottennero anche vittorie in Spagna ed uccisero sul Metauro, Asdrubale, il fratello di Annibale che aveva cercato di riunire le forze.
Scipione lAfricano sbarcò a Tunisi e, con laiuto del numidico Massinissa, costrinse Annibale, dopo 13 anni, a lasciare lItalia, sconfiggendolo a Zama. Fu siglata unaltra pace con Roma, dove stavolta Cartagine oltre a pagare altri debiti, non poteva compiere guerre se non con il consenso romano.
Annibale rimase a governare, portando Cartagine ad un certo benessere. Roma voleva Annibale e questi scappò prima in Siria, formando un esercito ce venne sconfitto, e poi in Bitinia dove fu tradito e preferì il suicidio nel 183 a.C..
Intanto Massinissa provocava Cartagine con saccheggi, fino al punto che ci fu la risposta dei punici, contravvenendo gli accordi di pace con Roma. I romani attendevano questo momento e nel 149 a.C. scoppiò la terza guerra punica .
Nonostante Cartagine sia ritornata sui suoi passi, consegnato ostaggi e pagato altri debiti, Roma era decisa a distruggere la città ed affidò lincarico al generale Scipione Emiliano. Il senatore Catone era un sostenitore di questa politica.
Come per Tiro, fu costruita una diga sul mare. La città fu difesa casa per casa e dopo sei giorni capitolò, nonostante il generale Asdrubale la difese valorosamente. Rasa al suolo la città, fu sparso del sale sul terreno per renderlo sterile.
Sopravvissero comunque il capitalismo e labilità nel commerciò che già i fenici avevano tramandato al mondo.
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