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EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI RESTAURO


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Il restauro dei monumenti inteso come consolidamento e conservazione è un concetto del tutto moderno che richiede non solo un interesse per l'oggetto da restaurare ma anche un elevato grado di maturità storico-artistica.
Prima del XVIII secolo il restauro dei monumenti aveva soprattutto un carattere pratico e contingente: infatti esso o era dettato da un interesse per cio' che il monumento rappresentava o riguardava riparazioni e modifiche apportate agli edifici perrenderli atti a nuove esigenze d'uso. Mancava in qualche modo la coscienza dell'opera architettonica in sè, in quanto opera d'arte.
Per attribuire ad un manufatto un valore artistico è necessario che esso sia prodotto da un'artista, il quale generalmente firma l'opera consacrandone l'autenticità. Una tale indicazione ha reso, già nel passato, facilmente riconoscibile l'opera d'arte quando si trattava di un quadro o di una scultura. Riconoscere per contro il valore artistico di un edificio dall'autenticazione dell'autore non è sempre stato altrettanto semplice, in quanto il prodotto architettonico era il risultato di un'idea del genio artistico e di una esecuzione materiale realizzata da una manovalanza anonima.

GRECIA E ROMA ANTICA:
Se volgiamo la nostra attenzione alla Grecia classica, troviamo che il restauro era sentito soprattutto come funzionalità spirituale e non si esprimeva nessuna esigenza culturale o documentaria. L'arte è mimesi della natura e il restauro serve per ristabilire nel monumento un rapporto simpatetico con la natura e la divinità. In grecia non esiste il restauro in senso moderno: si tratta piuttosto di riuso, di recupero degli oggetti, non tanto per la loro funzione quanto per la spiritualità che essi rappresentano. Possiamo in effetti dire che il restauro in questo periodo ha un valore evolutivo e non critico.
I greci e tantomeno i romani non riconoscevano la materia come un elemento di autenticità artistica, tanto è vero che in tali periodi una copia poteva essere apprezzata in ugual misura che l'opera originale. La conservazione di un oggetto era piu' dettata da motivazioni economiche o religiose che da preoccupazioni di salvaguardare l'originale.
Nella Roma antica l'arte e la religione sono dei mezzi politici di propaganda e diconquista; l'architettura è specialmente importante per il suo carattere funzionale, mentre la scultura assume soprattutto un valore celebrativo.
Restaurare significa riparare e rifare in forme piu' grandiose in base alle esigenze del momento. Il fine del restauro è perpetrare la memoria e la gloria del popolo romano rendendolo immortale.
I romani come i greci non avevano sviluppato particolari tecniche di restauro. Si edificava sovrapponendo nuove costruzioni a ruderi o a monumenti gia' esistenti. Si badava principalmente alla funzionalità. Il riuso era fatto in funzione della necessità contingente. Nel settore dell'architettura, restaurare consisteva nel sostituire degli elementi originali deteriorati con altri di nuova fattura. In alcuni casi si procedeva alla sostituzione degli elementi originali deteriorati con altri di nuova fattura. In alcuni casi si procedeva alla sostituzione di materiali poveri con materiali piu' nobili.
Fare arte o fare restauro rappresentava nella Roma antica, come del resto nella Grecia classica, un'attività non tenuta in debito conto. Del resto è nota la radicata ostilità del pensiero filosofico greco nei confronti del mondo manuale affidato quasi completamente agli schiavi (considerati da Aristotele come delle macchine animate). Il mondo greco non è stato mai particolarmente attratto dalla tecnica; esiste in questo periodo una grande considerazione per la vita liberale occupata da ozi studiosi, mentre le attività pratiche hanno spesso un valore negativo.
Nella vecchia Roma un monumento era mantenuto solo finchè il potere lo apprezzava e voleva che fosse mantenuto. Un cambiamento di potere significava anche la decadenza dei monumenti eretti dai precedenti regimi, prassi gia' ampiamente sperimentata dagli egizi quando asportavano i rivestimenti in calcare che ricoprivano la liscia superficie della piramide di Cheope per la costruzione di altri edifici e la cui tradizione si perpetua ancora nei giorni nostri, come hanno dimostrato i recenti cambiamenti di regime in URSS e nei paesi dell'est.
Durante i primi secoli dell'era cristiana ci fu una grande opera di distruzione perpetrata su momumenti classici, essendo questi considerati retaggio del mondo pagano. Cosicchè le chiese ebbero seggi marmorei divelti dai circhi, sarcofaghi istoriati divennero pietre tombali di cristiani, gli antichi monumenti divennero pietraie. Solo alcuni edifici si salvarono per avere assunto un significato nuovo. Così dei templi pagani furono trasformati in chiese: è il caso, ad esempio, del Pantheon che fu consacrato alla Vergine con il titolo di Sancta Maria ad Martyres.
Nel Medio Evo decade la figura dell'artista-schiavo e l'arte diventa espressione di un'ideologia esclusivamente religiosa, incentrata alla esaltazione della divinità cristiana. Si guarda con disprezzo e orrore al mondo antico, pagano e politeista.
I lavori di conservazione furono molto sporadici e destinati esclusivamente a mantenere in vita delle leggende e delle superstizioni, più che reali valori storici.

CONCEZIONE UMANISTICA:
Dal Medio Evo al Rinascimento si continua a praticare sulle opere del passato delle trasformazioni, dei nuovi adattamentio e dei rifacimenti più o meno radicali. Nel XIV secolo una delle prime voci autorevoli che si levò contro lo stato di abbandono dei vecchi monumenti fu quella di Francesco Petrarca; egli guardava con nostalgia ai monumenti dell'antica Roma precorrendo l'atteggiamento dei romantici nell'associare al rudere l'idea della fugacità del tempo.
Nel 1462 Papa Pio II pone con un editto il veto alla distruzione e al riuso dei materiali, ricavati da monumenti antichi per le nuove costruzioni. I primi lineamenti di una ideologia che guarda al passato come patrimonio da salvaguardare e testimonianza da perpetuare nel presente si manifestano con l'Umanesimo ed il Rinascimento. E' nella testimonianza di artisti quali il Ghiberti, Brunelleschi e Leon Battista Alberti che si dichiara la concezione umanistica del monumento antico, inteso come fonte per attingere con criterio scientifico l'apprendimento di un metodo. E' in questo periodo che si comincia a dare un valore storico al passato. Si scopre il trattato De Architectura di Vitruvio, che l'Alberti cerca di aggiornare nella sua opera De re aedificatoria inciu domina lo studio della Roma antica.
Il restauro è al servizio dell'ideologia politica e culturale che rivaluta essenzialmente un momento circoscritto dela storia dell'uomo, la classicità. Restaurare significa reinterpretare l'antico in chiave moderna, per cui una tale operazione non era affidata a maestranze specializzate ma a degli artisti che avevano piena libertà nell'esecuzione di un tale lavoro. Il principio del rinnovamento divenne obsoleto solo quando, molto più tardi, uno dei concetti cardine del restauro e della conservazione fu il rispetto assoluto dell'opera d'arte in sè, della sua autenticità dal punto di vista storico ed estetico e quando non furono più ammessi interventi che potessero alterare o falsificare l'opera originale. Umanesimo e Rinascimento pur proclamandosi eredi dell'antichità furono nonostante tutto molto poco rispettosi del passato; l'amore per l'antichità provocò vaste distruzioni al fine di isolare i dettagli più significativi di un monumento.

RESTAURO EMPIRICO:
Durante il periodo neoclassico si ccentua il culto dei monumenti, iniziano così i primi restauri che tendono a valorizzare il monumento non ai fini di una sua migliore funzione, ma quale opera che abbia un interesse in quanto fatto d'arte o ricordo storico. Le scoperte archeologiche che portarono alla luce statue e bassi rilievi spesso mutilati or idotti in frantumi richiesero uno sviluppo delle tecniche di riparazione, cosicchè degli artisti si trasfromavano in restauratori, specializzati nel rifacimento di parti mancanti o nell'assemblaggio di frammenti. Alla stessa maniera dei pittori furono portati ad interessarsi alle tecniche di consolidamento degli affreschi e al rifacimento delle parti mancanti delle pitture imitando lo stile originale dell'autore. In questo periodo comincia a distinguersi la figura del restauratore da quella dell'artista, il primo infatti acquisisce una sua specializzazione e competenza tecnica che non interessa l'artista creatore. Il restauro di questo periodo preoccupato della conservazione dell'oggetto e caratterizzato da una mancanza di teorie, fu definito empirico. La necessità di conservare nella sua integrità un'opera d'arte fu meglio capita con le scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei che esercitarono un grande fascino e un notevole interesse in tutto il mondo della cultura.

TENDENZE ROMANTICHE:
Segue quindi un periodo che va dalla prima metà del secolo scorso al primo decennio del nostro, dominato da due teorici di opposte tendenze romantiche, Eugéne Viollet-Le-Duc e John Ruskin. Con Viollet-Le-Duc si perviene al cosidetto restauro stilistico, in cui si invita il restauratore a penetrare nella mentalità dell'architetto originario e a realizzare quei progetti che forse il costruttore medievale non aveva neanche concepito. Viollet-Le-Duc sviluppa estesamente le sue idee nel 1858 nel suo Dictionnaire raisonnè d'architecture in cui si sprime dicendo "Restaurare un edificio non è affatto mantenerlo, ripararlo o rifarlo, è il ristabilirlo in uno stato completo che può non essere mai esistito in nessun momento". Tali principi portarono spesso a delle operazioni di restauro del tutto arbitrarie ed alla falsificazione di numerose opere d'arte i cui elementi originali furono spesso sacrificati senza molti scrupoli. Notre-Dame de Paris rappresenta un esempio eclatante degli interventi di Viollet-Le-Duc in cui con le riparazioni, i completamenti e le sostituzioni furono distrutte le caratteristiche specifiche di questo monumento. Anche in Italia ci fu in questo periodo un fervore per il completamento di facciate di cui le più note sono Santa Croce (1857-1863) e S. Maria del Fiore (1857-1887) a Firenze e il Duomo di Arezzo (1891).
John Ruskin per contro, testimone dello sviluppo d'Inghilterra e delle trasformazioni dell'Europa in seguito alla Rivoluzione Industriale ebbe forti pregiudizi ad accettare tali cambiamenti e nel campo dell'arte rifiutò qualsiasi innovazione che le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche potevano apportare. Legato alla mentalità artigianale, in quanto espressione della creatività umana, della sua individualità e del suo equilibrio con la natura e con Dio, Ruskin si oppone alla produzione industriale in quanto causa di alienazione e spersonalizzazione. In questa ottica Ruskin, afferma che il monumento deve rimanere così com'è, non deve subire nessun intervento a posteriori, non deve essere toccato, deve essere lasciato morire serenamente pur cercando di allontanare il giorno fatale con una continua manutenzione. La posizione di Ruskin risponde ad un culto mistico della natura e della libertà. Il monumento quando è in rovina smette di avere un'immagine finita ed acquista una dimensione infinita che si confonde con la natura. Per Ruskin il restauro inteso come conservazione è una menzogna poichè sostituendo le antiche pietre si distrugge il monumento e si ottiene solo un modello del vecchio edificio.

RESTAURO SCIENTIFICO E RESTAURO CRITICO:
Tra i due concetti antitetici si fa quindi strada una teoria intermedia, sostenuta da C. Boito e G. Giovannoni, che propone di dare la masima importanza alle opere di manutenzione e consolidamento. Più che dell'unità archiettettonica ci si preoccupa della salvaguardia del monumento, di tutte le opere di vario periodo che abbiano un carattere d'arte. Dopo un cinquantennio di predominio del metodo stilistico, si afferma nel decennio 1880-1890, il restauro storico. Esso prende a fonfdamento le conquiste della filologia e la convinzione che ciascun monumento è un fatto distinto e concluso. Al restauratore, definito come un artista ricreatore, che cerca di immedesimarsi nel primo architeto, si sostituisce lo storico-archivista, il quale fonda la propria azione esclusivamente su testimonianze sicure, dai documenti d'archivio ai dipinti, dall'analisi approfondita del monumento ai testi letterari del tempo. Nel 1883 Camillo Boito aveva già enunciato i principi fondamentali del restauro inteso in senso moderno:
- I monumenti valgono non solo allo studio dell'architettura, ma quale documento della storia dei popoli e perciò devono
essere rispettati.
- Essi devono essere piuttosto consolidati che riparati, piuttosto riparati che restaurati, evitando aggiunte e rinnovamenti.
- Le aggiunte operate in tempi diversi devono essere considerate parti del monumento e mantenute.
Questa dottrina si afferma ma si diffonde molto lentamente e solo nel 1931 la Conferenza internazionale di Atene ne accoglie i principi, raccomandando una costante opera di manutenzione e consolidamento dei monumenti ammettendo l'impiego di mezzi tecnici e sistemi costruttivi fra i più moderni. In Italia questi punti furono ripresi nello stesso anno nella Carta Italiana del Restauro, redatta da Gustavo Giovannoni, dove si evidenzia l'importanza di aplicare tali principi sia ai restauri privati che a quelli eseguiti dagli enti pubblici, a cominciare dalle Soprintendenze preposte alla conservazione e all'indagine dei monumenti. Inizia così il cosiddetto restauro scientifico il cui tratto saliente è la conservazione. Nel 1939 viene istituzionalizzata la figura del restauratore. Verso il 1944 il restauro scientifico rivela la propria inadeguatezza allorchè si devono affrontare le conseguenze delle distruzioni dovute alla guerra; esso viene così sostituito dal restauro critico, che sottolinea come la prima indagine del restauratore dovrà essere necessariamente quella diretta a riscontrare nel monumento la presenza della piena qualità artistica. Il lavoro inizia perciò con un'azione schiettamente critica, che si esplica in un giudizio basato sul criterio di assegnare al valore artistico la prevalenza assoluta in confronto agli altri aspetti e caratteri dell'edificio, i quali restano subordinati e secondari.

LE ISTITUZIONI, LE CARTE DEL RESTAURO E LA CARTA DEL RISCHIO DEL PATRIMONIO CULTURALE:
Nel 1945 fu convocata a Londra una conferenza incaricata di costituire una organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione la scienza e la cultura, l'UNESCO, con lo scopo di promuovere la collaborazione internazionale di studio per la conservazione e il restauro dei beni culturali. Nel 1964 la carta del restauro di Venezia a carattere internazionale, ribadisce l'importanza della salvaguardia del patrimonio culturale da parte dei popoli perchè patrimonio comune da trasmettere al futuro nella sua completa integrità. Sid efinisce inoltre la nozione del monumento storico intesa sia come creazione isolata che come ambiente urbano e paesistico che costituisce testimonianza di una civiltà particolare.
Nel 1972 è stata emessa la Cata Italiana del Restauro che elenca tutto ciò che deve essere oggetto di salvaguardia. Essa raccomanda che tecnica e materiali usati nella conservazione permettano ulteriori inteventi di restauro anche nel futuro.
Nel 1975, la Carta Europea del Patrimonio Architettonico, ribadisce l'importanza spirituale, culturale, economica, educativa e sociale del patrimonio archiettettonico. Sempre nel 1975 la Dichiarazione di Amsterdam, pone l'accento sulla responsabilità dei tecnici e degli operatori del restauro e della conservazione, sulla necessità di continue ricerche e innovazioni nell'uso dei materiali e delle tecniche. Nel 1987, la Dichiarazione di Washington, pone come obiettivo la salvaguarda delle città storiche e la conservazione dell'insieme degli elementi materiali e spirituali che ne esprimono l'immagine.
Di istituzione molto recente (anni 1995-96) è la Carta del Rischio del Patrimonio Culturale Italiano promossa dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, che costituisce un'iniziativa finalizzata a fornire ai responsabili della tutela sul territorio e all'amministrazione centrale supporto all'attività scientifica e amministrativa.

Da questo excursus risalta come non solo il concetto di restauro abbia subito delle forti trasformazioni nel tempo sotto l'influsso delle mode, degli avvenimenti politici e del concetto stesso di arte e di architettura, ma come anche l'addetto a questa operazione, il cosiddetto restauratore, abbia cambiato di professionalità e personalità.
A periodi di ammirazione, di nostalgia e quasi di culto per le opere del passato ne sono succeduti altri di forte avversione per i simboli e i monumenti di una precedente cultura socio-religiosa specialmente in concomitanza a drastiche rivoluzioni ideologiche. Con l'avvento della rivoluzione industriale, con lo sviluppo delle tecniche di estrazione e di lavorazione della pietra, con i nuovi mezzi di trasporto a disposizione e soprattutto per il grande rispetto che la scienza suscita sul mondo contemporaneo, anche la conservazione dei monumenti ha imboccato una strada del tutto nuova che non ha precedenti nelle epoche passate.





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